L'opera è tutta intrisa di un romanticismo profondo e sognante, sognante come il protagonista, che ha passato gran parte della sua vita a portare avanti sogni mai realizzati, perché, in questo caso, al sogno si accompagna l'inazione. E', dopotutto, la condizione di molti di noi: passiamo più tempo a sognare ciò che vorremmo che non ad agire per ottenerlo. Ma... ma compare Nasten'ka, giovane, bella, viva, vitale. Nasten'ka è la sveglia, l'emozione pulsante, il mare che si infrange sugli scogli e ha la forza di ripartire. Nasten'ka è una giovane fanciulla in pene d'amore, che irrompe nella vita del nostro protagonista squarciando il velo delle sue illusioni e riportandolo, seppure per poche notti, alla Vita reale.
L'opera sembra una rappresentazione teatrale: abbiamo, in scena, solo i nostri due attori (a parte una breve e decisiva comparsata finale di un terzo personaggio), che nel corso di quattro notti si conoscono e instaurano un rapporto profondo e d'amore e d'amicizia. Si inizia con una meravigliosa descrizione della Pietroburgo vuota che simboleggia la solitudine dell'innominato protagonista e si prosegue con l'avvento di colei che, sola, potrebbe salvarlo da una vecchiaia fatta di illusioni perdute e solitudine e malinconia. Da qui, da quando irrompe Naten'ka, il Nostro inizia a vivere una vita nuova, reale, fa progetti (questo avviene tutto al di fuori della scena, ma è evidente quali siano i cambiamenti del protagonista), ma tutto è destinato ad infrangersi.
Cosa è "Le notti bianche", in definitiva? E' un racconto meraviglioso, in primis. E' un'ammissione di colpa e un monito. E' una riflessione sulla vita. Insomma, non c'è altro da dire, se non consigliarvi di leggerlo. Bello, bello, bello.
"Un intero attimo di beatitudine!È forse poco, anche se resta il solo in tutta la vita di un uomo?"
| Dal film di Luchino Visconti |
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