Quando mi sono posto, tra gli obiettivi dell'anno 2014, di scrivere con costanza sul blog ero serio e ci credevo. Ci credevo perché è un'attività che mi piace e perché comunque il blog non stava andando malaccio. Tuttavia, non avevo ancora fatto i conti con la nuova vita e i nuovi impegni. Non avevo ancora capito che, per quanto sia un semplice "sfizio", scrivere un blog è un'attività che, se fatta con dedizione e impegno, richiede tempo: tempo materiale per scrivere, ovviamente, ma anche tempo per trovare gli argomenti di cui scrivere, tempo per documentarsi per scrivere qualcosa di decente, tempo per mettere in ordine il materiale, tempo per rileggere e legare insieme il tutto.
Io ci provo, comunque, a scrivere qualcosa e, spero, il prossimo post non avrà il tono di questi soliti con una serie di scusanti sul come e perché io non stia scrivendo con la costanza desiderata, anche perché i miei zero lettori difficilmente si accorgeranno della mia assenza o della mia presenza.
Parliamo, per una volta, di "male dentro". Quello che chiamo "male dentro" è un brutto pezzo di melma che ti porti dentro, silente, per un bel po' di tempo. Tu non lo sai, ma lui lavora per logorarti, distruggerti, annientarti. Talvolta ti illude: sembra che fili tutto liscio, il lavoro, gli amici, la ragazza. Poi, all'improvviso, eccolo: basta un periodo di stanchezza, basta un'influenza, basta che ti fermi un attimo a pensare, insomma, e lui è li che ti esplode dentro, che ti rompe di schianto. Ti aveva fregato, fino ad ora, ti aveva tenuto all'oscuro di tutto quello che fingevi di apprezzare ma che in realtà stavi odiando. Non ti aveva fatto capire che ormai hai fatto il tuo tempo nel posto in cui vivi, non ti aveva fatto capire che quella che ritenevi "casa" ormai è solo un'accozzaglia di estranei che non vogliono più avere nulla a che fare con te. Errori tuoi, probabilmente, errori non da poco, evidentemente, a cui magari non è facile porre rimedio, ma certamente si può.
Ma il male dentro ha un lato positivo: ti fa venire voglia di cambiare, di migliorare.
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venerdì 1 agosto 2014
sabato 27 luglio 2013
Due minuti al giorno...
Capita che dopo una serata di bagordi ti ritrovi, per una fortuita combinazione di eventi, a sentire una persona ormai lontana come non si fosse allontanata mai (o almeno ti illudi di questo) e a navigare su internet cercando articoli un po' cazzoni.
E tra questi articoli cazzoni ne becchi uno che ti dice "bastano due minuti al giorno per cambiare la tua vita" e pensi ma chiss' è scem!
Tuttavia, il blogger di turno non ha tutti i torti. Perché due minuti al giorno da dedicare a qualcosa (che sia questo blog, che sia un'attività fisica o di studio, che sia un amico o un'amica) sono un buon punto di partenza. Perché a conti fatti, le cose difficili della vita sono le partenze, che siano fisiche o mentali: rappresentano il primo (e forse il più grande) ostacolo che uno deve superare per avviarsi a fare una qualsiasi cosa. Per un pigro cronico come sei tu, che c'è da smuoverti col piede di porco anche per andare al mare, questa regola dei due minuti può essere incredibilmente importante: infatti, questo post è nato così, hai detto dedichiamo due minuti a 'sto blog e partiamo... e mo' va a finire che arrivi pure!
Il quesito è: dove vuoi arrivare? Ancora non lo sai a dire la verità. Sai che forse Torino comincia a starti un po' stretta, nonostante tu le sia legato visceralmente per tutta una serie di motivi, sai che forse è arrivato (o sta arrivando) il momento di buttarti in una nuova avventura appena ce ne sarà l'occasione. Per ora ti godi il tuo lavoro e la tua vita torinese cercando il bello che è nascosto nelle pieghe e nelle nuvole di questo cielo piemontese, in attesa di ritornartene a quella che sarà per sempre Casa tu in attesa delle ferie, poi si ricomincia a provare ad imparare a crescere.
E tra questi articoli cazzoni ne becchi uno che ti dice "bastano due minuti al giorno per cambiare la tua vita" e pensi ma chiss' è scem!
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| Si, non è proprio la più qualificata per dare dello "scemo" ad altri... |
Tuttavia, il blogger di turno non ha tutti i torti. Perché due minuti al giorno da dedicare a qualcosa (che sia questo blog, che sia un'attività fisica o di studio, che sia un amico o un'amica) sono un buon punto di partenza. Perché a conti fatti, le cose difficili della vita sono le partenze, che siano fisiche o mentali: rappresentano il primo (e forse il più grande) ostacolo che uno deve superare per avviarsi a fare una qualsiasi cosa. Per un pigro cronico come sei tu, che c'è da smuoverti col piede di porco anche per andare al mare, questa regola dei due minuti può essere incredibilmente importante: infatti, questo post è nato così, hai detto dedichiamo due minuti a 'sto blog e partiamo... e mo' va a finire che arrivi pure!
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| - Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo. – Per andare dove, amico? – Non lo so, ma dobbiamo andare |
Il quesito è: dove vuoi arrivare? Ancora non lo sai a dire la verità. Sai che forse Torino comincia a starti un po' stretta, nonostante tu le sia legato visceralmente per tutta una serie di motivi, sai che forse è arrivato (o sta arrivando) il momento di buttarti in una nuova avventura appena ce ne sarà l'occasione. Per ora ti godi il tuo lavoro e la tua vita torinese cercando il bello che è nascosto nelle pieghe e nelle nuvole di questo cielo piemontese, in attesa di ritornartene a quella che sarà per sempre Casa tu in attesa delle ferie, poi si ricomincia a provare ad imparare a crescere.
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