I miei articoli su JuventusBlog

lunedì 6 gennaio 2014

2014: si torna a postare!

Si è chiuso il 2013, un anno che, a conti fatti, ha portato parecchie cose belle e inaspettate nella vita del sottoscritto. Fare bilanci personali non è facile e, considerando che si finisce sempre col dimenticare qualcosa (nel bene o nel male), non è neanche saggio cercare di dare un voto all’anno appena trascorso. Tuttavia, un personale parametro di valutazione sarà il seguente: confrontare le sensazioni di fine 2013 con quelle di fine 2012. Stando a questo criterio, allora, il 2013 prende a calci in *culo* senza se e senza ma l’anno che lo ha preceduto e si incastona tra gli anni da ricordare. Mentre il 2012 vedeva, nell’ordine, la rottura di una storia, l’inizio di una nata già morta e una laurea tanto agognata quanto maledetta, il 2013 si è aperto con una disperata ricerca del lavoro culminata con un impiego inatteso, l’inizio di una storia che di potenzialità ne ha tante e che, contro le mie personali aspettative, mi sta dando tantissimo. Insomma, quello che posso sperare, a livello personale, è che il 2014 confermi il trend crescente del 2013 e mi aiuti a realizzare altri sogni nel cassetto. A proposito: al 2013 devo anche il mio primo (e spero proprio non ultimo) viaggio intercontinentale, grazie ad una bella trasferta lavorativa negli USA, altro elemento positivo dell’anno appena chiuso.

E dal 2014 cosa aspetto/aspetti/aspettiamo/aspettano? E be’: ribadisco che, personalmente, al 2014 chiedo solo di continuare il trend positivo registrato nel 2013 e, scusate se è poco, di aiutarmi a capire cosa voglio fare della mia vita. A livello collettivo credo che la speranza di tutti sia quella di un 2014 positivo e meno drammatico del 2013, con una ripresa che arrivi FINALMENTE e CONCRETAMENTE e non solo sui titoli dei giornali e con condizioni di vita migliori per tutte. Ci sono già, per questo nuovo anno, tanti appuntamenti da segnare in rosso sul calendario e lo farò/faremo. Nel frattempo vi auguro forza, pazienza e perseveranza: perché sono gli elementi cardine per raggiungere quella serenità tanto agognata ad ogni augurio e ad ogni festa.  

lunedì 23 settembre 2013

Da Romoletto: la recensione mangereccia

Iniziando a lavorare ho scoperto che le cene con i colleghi sono una eccellente occasione per scoprire posti che mai e poi mai, da studente, avresti preso in considerazione per organizzare qualcosa con i tuoi amici. Capita, allora, di fare scoperte interessanti, capita di farne di buone e capita di farne di salvabili.
Da Romoletto rientra nella terza categoria: situato in Piazza della Repubblica a Torino (zona Porta Palazzo, per capirci), è un posticino appartato, che se ne sta li buono buono in un angolo della piazza. Arriviamo con grandi aspettative, leggende narrano di un posto in cui ci si diverte un casotto, si balla sui tavoli dopo cena e… bo, basta, si dice questo.
Entriamo e ci accoglie tutto un mix di profumi provenienti dalla cucina, situata proprio in prossimità dell’ingresso: nulla di male, anche se forse sarebbe più bello non profumare come una frittura di pesce quando ci si siede a tavola. Le persone all’interno non sono tante: una tavolata di una decina di persone e un paio di coppie, nella mia testa parte il segnale d’allarme (colore giallo).
Il locale di per sé è carino, gli spazi sono larghi e ben arredati, punto senza dubbio a favore. Tuttavia, i primi problemi cominciano con le ordinazioni: molti dei piatti nel menù non possono essere ordinati a causa della mancanza di ingredienti. Ora, un locale nel centro di una grande città, di venerdì sera, può permettersi una cosa del genere? No, ma ormai siamo seduti a tavola e amen. Per spizzicare qualcosa e spezzare la fame decidiamo di ordinare due pizza da dividere in 7 persone. Il servizio è lento, ma di pizze ne arrivano tre di cui una omaggio: buona la materia prima, meno l’impasto e la cottura. Ordino una entrecote di  angus, piatto che adoro. La porzione è abbondante, la carne leggermente troppo cotta e dura, mentre il gusto è un po’ coperto dal sale. Non che questa carne me la sia proprio gustata alla grande, eh! Quel che s’è salvato, però, è il vino (ma proposto a prezzi irragionevoli). Tuttavia, nonostante il costo del vino, appunto, con 17 euro a persona abbiamo mangiato in abbondanza e discretamente.
Ve lo consiglio? Se non avete grossissime pretese, si. Il rapporto qualità/prezzo del cibo è buono e il servizio, per quanto lento, è portato avanti da persone disponibili e gentili. I difetti sono tanti, ma, se ci andate con il giusto spirito, riuscirete a soprassedere.

Ah, quasi dimenticavo: non si balla sui tavoli né si canta. Ciao serate balorde, ciao.